“LEDA ATOMICA”, SALVADOR DALÍ

Nel periodo compreso tra il 24 ottobre del 2018 e il 3 febbraio del 2019 il CaixaForum di Siviglia (Andalusia, Spagna) ha ospitato, in collaborazione con la Gala – Salvador Dalí Foundation, l’esposizione “Dalí Atomico”, che ha raccolto ben 39 opere tra quadri, bozzetti e documenti del pittore spagnolo Salvador Dalí con il fine di riflettere su un iconico dipinto dell’artista: “Leda Atomica”.

Per comprendere pienamente quest’ultimo sarebbe utile offrire, prima di tutto, una introduzione di carattere storico-biografico.

Nel 1940, Salvador Dalí e sua moglie Gala si trasferiscono negli USA (dove si tratterranno fino al 1948) per sfuggire agli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

E’ in questo clima – e soprattutto a seguito dell’esplosione nucleare su Hiroshima e Nagasaki – che sorge nell’eclettico pittore la necessità di modificare il proprio linguaggio artistico.

La explosión atómica del 6 de agosto de 1945 me estremeció sísmicamente.

Desde aquel momento el átomo fue mi tema preferido.

-Salvador Dalí

Dalí approda, così, al “misticismo nucleare”, una fase della sua opera segnata dal definitivo abbandono del metodo “paranoico-critico” tipico degli esperimenti giovanili e surrealisti, in favore di un nuovo linguaggio, basato su arditi accostamenti tra fede religiosa e scoperte scientifiche sulla fissione e fusione nucleare.

Philippe Halsman – Dalí Atomicus

Uno dei più straordinari progetti legati a questo periodo e pubblicizzati nel cosiddetto “Dalí News” (un giornale gestito dallo stesso Dalí e relativo alle sue opere) è proprio quello di “Leda Atomica” (1947-1949), in cui Gala riveste il ruolo di Leda, regina di Sparta sedotta nel mito dal dio Zeus tramutatosi in cigno.

Non è un tema nuovo nella storia dell’arte; moltissimi, infatti, gli autori ad averne dato una personale interpretazione: da Leonardo a Michelangelo, da Correggio a Boucher, passando per Cezanne e Matisse, fino a giungere, per l’appunto, a Dalí.

Michelangelo Buonarroti – Leda e il Cigno

Il pittore spagnolo sceglie di recuperare un episodio mitologico specialmente caro alla tradizione rinascimentale e di adoperare, in concordanza con la corrente artistica a cui si volge (quella del Rinascimento), certe regole di organizzazione dello spazio e delle forme, come la famosa sezione aurea.

Schizzo per il dipinto – Dalì

La rigorosa applicazione di quest’ultima è possibile grazie all’aiuto del matematico rumeno Matila Ghyka, che guidò l’artista nel suo approccio al trattato “De Divina Proportione” di Luca Pacioli.

Si coglie già da questo semplice dato l’attenzione riservata da Dalí al suo lavoro, che spesso si originava da un semplice schizzo, progressivamente arricchito da studi e approfondimenti.

Nel caso di “Leda Atomica”, ad esempio, sappiamo (anche per mezzo di alcuni scatti fotografici) con quanta cura fosse stato realizzato l’articolato piedistallo su cui la donna si regge.

Fotografia di Gala per il dipinto Leda Atomica

Gala è il centro attorno a cui gravita l’intera composizione, ugualmente come figurava quale centro della vita pubblica e privata del pittore: non si trattava, infatti, solo della sua compagna, ma anche della sua musa ispiratrice, della sua collaboratrice e fidata commerciante d’arte.

A titolo puramente esplicativo del profondo legame tra Gala e Dalí, basti pensare al fatto che numerosi dipinti di quest’ultimo riportino la firma di entrambi, sottolineando in questo modo tanto il grande amore della coppia, quanto il sodalizio da esso generatosi.

Leda Atomica”, pertanto, non testimonia esclusivamente il fascino esercitato su Dalí dalle teorie sulla struttura atomica (è rilevante osservare, a tal proposito, come nella tela tutto sia sospeso e fluttuante), ma pretende anche configurarsi come una celebrazione della figura femminile, la quale sprigiona – come in molte altre opere dell’artista in questione – una forte carica erotica.

Foto relative all’esposizione tratte dalla pagina web del CaixaForum di Siviglia.

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