“THE SOUL OF SALT” – PATRICIA KAERSENHOUT

Nel corso di Manifesta 12, la “sala dell’Alhambra” dell’ottocentesco Palazzo Forcella De Seta (il quale rientra nella sezione “Out of Control Room de “Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza”) ospita “The Soul of Salt” dell’artista olandese Patricia Kaersenhout.
L’opera, per la prima volta realizzata in un parco pubblico di Amsterdam (Oosterpark), è stata ufficialmente inaugurata a Palermo il 17 giugno di quest’anno, riproponendo la suggestiva performance già organizzata in Olanda in occasione del Keti Koti Festival del 2016. 

Qui in Sicilia il rito della benedizione della montagna di sale, effettuato da Dwight Fransman, è stato accompagnato dalle voci di giovani donne rifugiate, che hanno intonato “Many Thousands”, canto degli schiavi neri.

Non è da sottovalutare che il significato dell’installazione in sé si può comprendere pienamente solo tenendo in considerazione della biografia dell’artista, che ha origini surinamesi (il Suriname è un’ex colonia olandese).
Patricia Kaersenhout ha voluto riprendere la leggenda caraibica degli Africani Volanti”, secondo la quale gli schiavi evitavano di mangiare il sale “per diventare così leggeri da essere in grado di ritornare in volo fino in Africa” (fonte: sito web Manifesta 12).
La montagna di sale, dunque, diventa simbolo della potenza della mente umana, che riesce a eludere ogni impedimento esterno e a spazzare via ogni costrizione materiale semplicemente servendosi dell’immaginazione.
Il sale, tentando un’ulteriore interpretazione, potrebbe essere associato a quello dei mari, che sono stati e continuano ad essere attraversati da donne e uomini per le più svariate motivazioni: a partire dal trasferimento degli schiavi sull’Oceano Atlantico in direzione delle piantagioni durante l’era coloniale fino a giungere all’attualissimo fenomeno dell’immigrazione e alle nuove politiche che ne regolano il flusso.
Ma non finisce qui. Il sale, che i visitatori sono invitati a raccogliere in piccole buste per poi scioglierlo a casa (imitando, così, quanto mostrato nel video facente parte dell’installazione), s’identifica pure come sinonimo di liberazione dalle angosce e dai dispiaceri personali.

Si può cogliere, a questo punto, il senso profondo dell’opera di Kaersenhout, che ha saputo creare una particolare connessione tra il passato e il presente, ma anche rendere visivamente una storia (la leggenda caraibica degli “Africani Volanti”) ed un sentimento (il dolore).

 

Documentazione fotografica relativa alla cerimonia di apertura: https://wilfriedlentz.com/work/the-soul-of-salt-2016-2018/

 

 

 

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