Billy Rose Art Garden

Questa settimana arriviamo addirittura in Israele, con una punta di Giappone! Infatti, nonostante il Billy Rose Art Garden si trovi a Gerusalemme, in esso è ben presente una forte componente giapponese, avendo origini di tal nazionalità il suo fondatore, Isamu Noguchi. Questo artista, nato negli Stati Uniti, da sempre sperimenta materiali diversi per realizzare le sue opere: metallo specialmente, per poi dedicarsi a pietra, legno e osso. Con l’avanzare della sua carriera matura sempre più la passione per il lavoro nelle aree all’aperto e viene coinvolto in diversi progetti per la realizzazione di spazi pubblici anche molto noti (ad esempio il Giardino della sede centrale dell’Unesco a Parigi).
Detto ciò, vien da sé il progetto del giardino a Gerusalemme: iniziato a partire dal 1960, viene completato cinque anni dopo e intitolato all’uomo d’affari e attore teatrale statunitense Billy Rose. Le opere presentate sono tutte realizzate da artisti degli scorsi secoli XIX e XX (tra cui Henry Moore, Pablo Picasso, Auguste Rodin, Aristide Maillol, Donald Judd), in materiali (cemento, metallo, pietra) che per le loro asprezza e durezza si scontrano con il contesto, popolato invece da una natura delicata, dai colori tenui. Insieme alle opere di stampo internazionale vi sono anche quelle dedicate esclusivamente allo Stato d’Israele, realizzate per mano di artisti quali Menashe Kadishman, Igael Tumarkin, Ezra Orion.
Tutto ciò fa in modo che vita all’aria aperta, natura e fruizione di arte di alto livello siano concentrate in un solo luogo diviso in diverse sezioni, ognuna collegata all’altra attraverso l’utilizzo di appositi sentieri. Al suo interno vi è perciò una grande concentrazione di opere di artisti di diverse nazionalità, da qui l’idea di Noguchi di favorire l’integrazione tra culture. Quest’ultimo risulta essere uno dei primi aspetti che colpisce il visitatore, insieme a un modo alternativo di fruire della bellezza, in un contesto senz’altro originale. Un bell’insieme di culture diverse insomma, a dar prova di come le differenze possano solo renderci tutti più ricchi, un messaggio di cui prender nota.

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