La Villa Cattolica di Bagheria: il museo di Renato Guttuso

In prossimità dell’ingresso del Comune di Bagheria (PA) sorge l’elegante Villa Cattolica, costruita intorno al 1736 dal principe di Cattolica Francesco Bonanno.

L’edificio ospita oggi la Civica Galleria d’arte moderna e contemporanea, inaugurata nel 1973 a seguito di una generosa donazione di opere del maestro bagherese Renato Guttuso. Lo stesso pittore è sepolto nei giardini esterni, il suo corpo per sempre conservato all’interno di una grande Arca monumentale in marmo Azul Macaubas del sud del Brasile realizzata dallo scultore bergamasco Giacomo Manzù.

Arca monumentale di Giuseppe Manzù

Quest’ultimo, con grande finezza, è stato capace di interpretare l’animo dell’amico, un personaggio indubbiamente particolare ed eccentrico, ma anche capace di empatizzare con la gente della sua terra e diventare “uomo tra gli uomini”.
Ognuna di queste sfaccettature, del resto, può essere presto colta muovendosi tra le varie sezioni della Galleria, specialmente se si ha la possibilità (e la fortuna) di essere accompagnati dalle coinvolgenti guide del posto (che ringrazio calorosamente per la bella esperienza).

Si ha, così, modo di scoprire quali siano state le principali fonti d’ispirazione di Renato Guttuso, quali elementi abbiano contribuito a formarlo artisticamente e anche di approfondire gli autori coi quali ebbe modo di confrontarsi.
Di sicuro meritano d’essere menzionati: Emilio Murdolo (maestro di carretti da cui Guttuso trasse le basi del suo cromatismo), Domenico Quattrociocchi, il futurista Pippo Rizzo, Pablo Picasso e, più in generale, le correnti dell’astrattismo e della Pop Art.

Una tra le tante opere esposte in quello che originariamente era il piano nobile della struttura è quella dedicata al padre del pittore e campeggia, coi suoi colori sgargianti, su una nuda parete bianca (“Gioacchino Guttuso agrimensore”).

Il quadro, realizzato nel 1966 prendendo spunto da una fotografia, vuole essere una celebrazione di Gioacchino Guttuso.

Il protagonista, inserito in un paesaggio idealizzato, regge lo strumento da agrimensore tra le mani (egli era, appunto, agrimensore), mentre alle sue spalle si dispone un ombrello a fungere quasi da aureola.

Gioacchino Guttuso agrimensore – Renato Guttuso

Le dimensioni di questo dipinto, tuttavia, non sono nulla a confronto con quelle di “Nella stanza le donne vanno e vengono” (1986), una grande tela incompiuta che potremmo identificare come il testamento allegorico dell’artista, consapevole – quando iniziò a lavorarvi – dell’avvicinarsi della sua morte.

Il tema principale messo in gioco è, qui, quello del gineceo, e si svolge nell’ambito dello studio che Guttuso aveva ricavato in Palazzo del Grillo a Roma.

Nella stanza le donne vanno e vengono – Renato Guttuso

La riproposizione costante della figura femminile vuole essere un omaggio del pittore alla sua amante e musa Marta Marzotto, unica donna caratterizzata in mezzo ad una massa di volti indefiniti (e non incompiuti!).
Forte, dunque, la componente erotica e sensuale, ma ancor più, forse, quella drammatica: non si può trascurare, infatti, il camice appeso al chiodo, segno dell’evidente conclusione della vita artistica dell’autore.

Quest’ultimo non nega neppure una dedica alla moglie, la cui effigie s’incontra nell’area destinata all’esposizione dei ritratti col titolo di “Autoritratto con Mimise” (1966).

Guttuso raffigura la consorte con la stessa minuzia di un artista rinascimentale, avendo cura che da questo personaggio possano contemporaneamente trasparire elevazione culturale (il libro) e la genuinità/semplicità tipica delle massaie siciliane (la sedia impagliata con gli agrumi).
Il maestro, è bene ricordarlo, non si occupò esclusivamente di pittura, ma anche di scultura.

Proprio a Villa Cattolica si trova la sua unica opera di questo genere: “Edicola” (1965). Tale bronzo dipinto a fuoco – preceduto da numerosi studi, quadri e bozzetti – svela tutta la teatralità di Renato Guttuso, il suo desiderio di colpire l’osservatore pur scegliendo un soggetto tratto dalla quotidianità.

Edicola – Renato Guttuso

L’autore, è evidente, non ha potuto prescindere dall’influenza di George Segal e della sopracitata Pop Art e, animato da grande creatività, ha originato questo capolavoro di straordinaria “forza espressiva” (per usare le parole di Carlo Ludovico Ragghianti).
Diverse altre, naturalmente, le opere raccolte in questo museo, anche se – piuttosto che raccontarle – sarebbe probabilmente meglio viverle, entrandovi a contatto diretto.

P.S. non dimenticate di visitare anche lo spazio dedicato alle locandine cinematografiche: un imperdibile tuffo tra i capolavori della settima arte!

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