Apparato Circolatorio – Jago

Recentemente eletta Capitale della Cultura 2018, la città di Palermo – già scrigno dalle mille sfaccettature – offre ancor più possibilità sia ai suoi abitanti sia ai turisti grazie ai molteplici eventi e alle numerose manifestazioni artistiche organizzate per l’occasione. Uno tra gli allestimenti più interessanti e particolari, forse troppo timidamente pubblicizzato, è “Apparato Circolatorio” (2017), inserito nell’ambito dell’apertura dei padiglioni BIAS 2018 e realizzato dal giovane artista frusinate Jago (pseudonimo di Jacopo Cardillo).
Il luogo scelto da Chiara Donà dalle Rose (curatrice BIAS) per ospitare l’opera di Jago, inaugurata il 14 aprile 2018, è la piccola chiesa di Santa Maria dell’Itria, meglio conosciuta come “La Pinta” perché tra le sue mura veniva spesso recitato “L’Atto della Pinta”, una sacra rappresentazione sul tema della creazione del mondo e dell’Incarnazione del Verbo, scritta dal monaco Teofilo Folengo nel 1583. Qui, tra gli splendidi stucchi barocchi di Giuseppe Serpotta (fratello del più famoso Giacomo) e alcuni preziosi affreschi decorativi, il social artist – così definito in quanto spesso condivide la propria arte sui social – ha disposto in cerchio vari parallelepipedi rossi e, sopra ad essi, dei bianchissimi cuori di terracotta dipinta.

Jago – Apparato Circolatorio

L’impatto con l’allestimento, già forte di per sé, è, inoltre, accentuato da una video-installazione costituita da 30 fotogrammi in loop dei cuori di ceramica, che pulsano dinanzi all’occhio incuriosito dell’osservatore.
Jago, tuttavia, non coinvolge soltanto il senso della vista, ma anche quello dell’udito, e sorprende lo spettatore attraverso un’originale associazione tra il martellante suono del battito del cuore e i colpi prodotti dallo scultore quando lavora la pietra con lo scalpello.

Un legame tra ritmi atavici e antichi quanto il mondo, questo, che l’artista ripropone nel marmo statuario intitolato “Muscolo Minerale” (2017), collocato davanti all’altare de La Pinta e ricavato da un sasso recuperato in un fiume. Questo cuore iper-realistico, disposto al centro di un’apertura squadrata (e, dunque, estremamente diversa dalle libere forme offerte dalla natura), sembra nutrire lo stesso marmo da cui è stato ottenuto e pulsare per lui come fosse materia viva.

Jago – Muscolo Minerale

E’ proprio qui, nel luogo più sacro dell’edificio, che si conclude il percorso in cui Jago ci ha condotti, senza celare al suo pubblico neppure le sue fonti d’ispirazione o gli eventi determinanti che hanno segnato la sua opera (stupisce e commuove in tal senso, nelle targhette descrittive in lingua italiana ed inglese disseminate sulle pareti della chiesa, la citazione all’operazione cardiochirurgica del padre dell’artista).

Del resto, è lo stesso autore a sostenere che “la realtà è molto più interessante di come appare ai nostri occhi e forse il ruolo dell’artista è proprio quello di svelarne aspetti segreti, nascosti all’evidenza”.

 

 

Articolo di Erika Piscopo

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